Santa Maria Capua Vetere

Santa Maria Capua Vetere (Capua in latino, Santa Maria ‘e Capua in napoletano, anche abbreviata come Santa Maria C. V. o S. Maria C.V.) è un comune italiano di 32 658 abitanti[1] della provincia di Caserta, in Campania.

Sorge esattamente sulle rovine dell’antica Capua, come attestato dai numerosi monumenti dell’epoca romana – su tutti, l’anfiteatro campano, secondo per grandezza solo al Colosseo – nonché dall’etimologia dell’odierno toponimo. Dopo gli antichi fasti, la città mutò in un borgo contadino e divenne frazione dell’odierna Capua con il nome di Villa Santa Maria Maggiore (Villa Sanctae Mariae Maioris).

Nel 1806 la frazione fu eretta a Comune e denominata Santa Maria Maggiore. Fu solo con l’unità d’Italia, nel 1862 che la città assunse il nome attuale, per evitare equivoci con il comune del Verbano Cusio Ossola. È riparata dal monte Tifata e si trova a poca distanza da una grande ansa del fiume Volturno. Il territorio è particolarmente fertile tanto che i Romani lo consideravano felix. Nel tempo alle attività agricole si sono affiancate molte industrie (ora in gran parte dismesse). Oltre al tribunale e ad altre istituzioni territoriali, vi sono presenti facoltà universitarie e attività commerciali.

Storia

L’arco di Adriano

Sul territorio cittadino sorgeva la antica Capua, chiamata altera Roma (l’altra Roma) da Cicerone nel I secolo a.C.. Le sue origini si devono probabilmente alla fusione di precedenti villaggi della cultura villanoviana. Fu in seguito città osca ed etrusca. Colpita dalle incursioni dei Vandali, venne distrutta nell’841 dai Saraceni. L’abitato moderno rinacque dal XII secolo a partire da tre casali sorti nei pressi delle basiliche cristiane di Santa Maria Maggiore o dei Surechi, di San Pietro in Corpo e di Sant’Erasmo in Capitolio.